Non vi è peccato che il Signore non perdoni

 


4 aprile 1973.

Figli diletti, sia pace a voi e grazia ed ogni bene! Sono Gesù di misericordia e di amore infinito. Oggi voglio darvi una pallida idea di ciò che sono la mia bontà e la mia misericordia.

Se è facile intendere il mondo come opera dell'amore e della bontà di Dio, capire la misericordia che Dio oppone al comportamento dell'uomo sarebbe per voi impossibile se non ci fosse la fede ad illuminarvi.

Come potete infatti spiegarvi che Dio, dopo aver creato il mondo e l'uomo per amore e aver dotato questo di doni di grazia straordinari, di doni preternaturali, cioè superiori alla natura umana, e di doni naturali, abbia potuto sopportarne quella ribellione radicale e profonda, che lo portò a non voler riconoscere la mano da cui era beneficato, a disobbedire alle sue leggi e a crearsi idoli e false divinità? E come potete ammettere che Dio, divenuto oggetto di burla da parte dell'uomo, abbia potuto pensare di mandare sulla terra suo Figlio, in tutto uguale al Padre, perché, assumendo la natura umana, si sacrificasse sulla croce, annientandosi in un olocausto completo, per salvarlo?

Non vi pare che l'amore e la misericordia hanno in tal modo superato ogni limite? Ebbene, nonostante tutto ciò, nonostante il rinnovato richiamo dei figli accanto al Padre, gli uomini si dibattono ancora nell'incredulità e nell'idolatria.

Negano e bestemmiano, calpestano i principi più santi e diventano nemici di Dio.

Potete vedere il mondo come diviso in diverse categorie: vi sono gli atei, che negano tutto, salvo poi cadere spesso vittime delle più sciocche superstizioni, e che come tali pensano di non aver bisogno della misericordia di Dio.

Vi sono poi coloro che abusano della misericordia, con una vita di peccato: convinti che Dio non si interessi personalmente della loro vita, credono di poter peccare impunemente. Oppure pensano che per avere il perdono delle colpe, basta riconoscerle come tali davanti a Dio, senza averne perciò il minimo pentimento.

E vi sono coloro che, pur essendo cristiani praticanti, dimostrano di non credere alla mia misericordia e turbano la propria coscienza, chiedendosi continuamente: "Il Signore mi avrà perdonato?".

A tutti gli uomini della terra Io parlo e, mostrando le piaghe che ricoprono il mio corpo e additando la piaga del mio cuore, dico a tutti: Figli, credete all'amore di Dio per voi. Credete che il peccato è una disobbedienza alla sua legge e che perciò l'offende. Credete che nessuno, all'infuori di Dio, per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, può perdonarvi.

Ma, di più, credete che, se anche la terra fosse coperta dei più orrendi misfatti, basterebbe una goccia del mio sangue a cancellare tutte le cattiverie del mondo. Una cosa sola è necessaria: riconoscersi peccatori e chiedere perdono.

Non vi è peccato che non possa essere perdonato. Non vi sono peccati, per quanto numerosi, che non possano ottenere misericordia. Però, come un malato non può guarire se non si riconosce tale, poiché solo se sa di essere malato si sottopone alle cure ed accetta le medicine ed i rimedi, così solo se i peccatori si riconoscono tali possono essere in grado di guarire coi rimedi che il Signore appresta a ciascuno.

E come un malato conserva delle malattie superate un ricordo che è fonte di gioia dato lo scampato pericolo, così chi detesta i propri errori davanti a Dio per mezzo del sacramento della Confessione, può conservarne il ricordo, come segno di gratitudine per un grande dono ricevuto. Dio, invece, dimentica i peccati, quando sono detestati con dolore e con desiderio di non ricadervi, anche se le circostanze e le situazioni della vita porteranno le sue creature a ricadere spesso nei medesimi sbagli.

Il comando di perdonare settanta volte sette, che fu rivolto agli apostoli, è anzitutto rivolto a Me, Gesù, mallevadore delle vostre colpe, che perdono con gioia non appena vedo un sentimento di umiltà e di pentimento.

La gioia che mi dona il perdonare, che mi consente di esercitare la mia misericordia, fa sì che io goda immensamente di più nel vedere anime umiliate sotto il peso dei loro peccati, che nel vedere anime che si gonfiano d'orgoglio perché si ritengono prive di colpa. Sempre si avvera la parabola del fariseo e del pubblicano, con la condanna del primo e il perdono del secondo.

La mia misericordia, figli, è infinita.

Ve ne ho parlato nel Vangelo, con quelle parabole che vi mostrano l'ansia con cui andavo in cerca dei peccatori e con le mie opere che avevano sempre di mira la salvezza delle anime.

Tutti chiamo accanto al mio cuore, pronto a dimenticare un passato di colpe e di delitti. Chiamo e accolgo, come Padre, tutti quei figli prodighi che hanno abbandonato la casa paterna.

Una cosa mi addolora più della stessa colpa: è la sfiducia che talora prende le anime e che le fa dubitare del mio perdono.

Vi sono persone che andrebbero a confessarsi ogni giorno e sono sempre nel dubbio di essersi confessate bene. Spesso manca la pace in questi cuori, che pure mi amano. Gli scrupoli sono una malattia dello spirito, che rattrista Me e turba queste anime. Un'obbedienza pronta e intera al confessore toglierebbe quell'inquietudine che le fa soffrire.

Credete al mio amore per voi e sappiate, anime care, che Dio non misura le cose col vostro metro. Egli scruta anche i sentimenti più reconditi ed è felice di scoprire che i vostri peccati sono solamente frutto di disattenzione e non di animo cattivo e di mancanza d'amore.

Fate conoscere i miei richiami a chi vi vive vicino. Portatemi anime amanti, semplici e serene. Quelle mi consoleranno per i più lontani.

La Pasqua, preparata con amore, vi porti frutti copiosi di risurrezione.

Benedico i malati. Anche le malattie sono frutto della misericordia di Dio. Sappiate soffrire ed offrire i vostri dolori. Sono molti coloro che hanno bisogno della vostra preghiera, della vostra sofferenza e del vostro aiuto.

Arrivederci, figli. Vi benedico tutti, uno a uno, segnandovi il cuore col segno del cristiano.

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