Istruitevi nella parola del Signore

 


22 marzo 1973.

Figli diletti, sono Gesù di misericordia e di amore infinito. Sono qui tra voi e vi ripeto le parole che detta la Sapienza eterna. Do a voi gli stessi insegnamenti che davo alla folla che mi seguiva, assetata di verità quando, uomo come voi, camminavo per le vie della Palestina. Opero, ancora qui, molti miracoli, anche se spesso non appariscenti. Io dono la vista ai ciechi dello spirito, dono l'udito ai sordi che non vorrebbero intendere la volontà di Dio, faccio camminare speditamente coloro che zoppicano nella vita spirituale e persino faccio risorgere dalla morte del peccato alla vita della grazia coloro che mi ascoltano. Ravvivo la fede quasi spenta nel cuore di molti; spingo ad operare per la vita eterna coloro che sono impantanati nelle miserie di questa vita ed accendo la fiamma del puro amore di Dio nei miei figli che sono così sollecitati a fare, della loro esistenza, un dono a Dio e ai fratelli. Io sono la Luce che illumina. A tutti desidero dare quelle conoscenze che, avvicinandovi sempre più a Dio, Sapienza infinita, vi diano, al tempo stesso, la felicità. Desidero che la verità sia il possesso, di cui possiate godere, praticandola e diffondendola con l'esempio e la parola, così da trascinare tutti al mio seguito, come in una scia luminosa che partendo dalla terra arrivi fino al Cielo. È vero che spesso la ricerca della verità si presenta impervia e si rischia di inoltrarsi in labirinti da cui si esce con le tenebre più fitte, se non si è animati da quella semplicità e da quell'umiltà che mettono l'uomo davanti a Dio come il bambino di fronte al maestro. C'è chi pensa d'introdurre delle novità o di dare significati arbitrari a ciò che Dio ha ispirato e dettato. C'è chi si sofferma sui particolari di una verità, di una notizia o di una storia, senza coglierne il significato di fondo. Ricordate la parabola del ricco Epulone? Dopo che fu condannato al fuoco, di che cosa si preoccupava? Forse di essere liberato da quel fuoco, che sapeva eterno? No, aveva capito quanto fosse necessario che i suoi fratelli conoscessero ciò che è riservato, nell'altra vita, ai trasgressori della legge della carità e desiderava che fossero istruiti in materia. «Hanno la Legge, hanno Mosè e i Profeti». Ecco a che cosa deve mirare l'istruzione religiosa: alla distinzione del bene dal male; alla scoperta della strada giusta che porta a salvezza. Che vale che si sappia come hanno vissuto i patriarchi dell'Antico Testamento o i personaggi che hanno popolato a quell'epoca il mondo e i delitti che si sono commessi, se non si sa cogliere, in ognuno dei fatti raccontati, la mano di Dio che, come autore della storia, preparava l'uomo a raggiungere la salvezza? Che cosa può valere che voi sappiate che Giuda fu il traditore, che la plebaglia mi confisse ad una croce, quando non scorgete in essi dei mezzi per cui Io, sacrificando volentieri la vita, vi potevo far conoscere quel poema d'amore che è racchiuso nel mio cuore? È bene istruirsi. È doveroso leggere il Vecchio e il Nuovo Testamento. Come gli Evangelisti scrissero in ginocchio i quattro Vangeli in segno di rispetto, di timore e di adorazione, così chi si pone allo studio delle divine verità dovrebbe prepararsi con la preghiera, con l'umiltà e con un sacro timore, poiché il padre della menzogna potrebbe introdursi e seminare l'errore. Ho detto un giorno alle turbe raccolte sopra il monte: «Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia». Ma come apprenderete ad esercitare la giustizia se non vi accosterete a Me, quali assetati ed affamati, per attingere dalle mie parole il modo di comportarvi? Vedete dunque come l'istruzione religiosa debba sempre accompagnarvi nella vostra vita di fede. Voi vi domandate spesso: «In che cosa credo?». Quel Dio in cui credete è Dio di bontà. Se lo cercate, Egli vi si mostra. Se non lo vedete, poiché i vostri occhi umani non sopporterebbero la vista di Dio, vedete le sue opere. Cercate in Me il volto di Dio. Cercatemi, come il bambino cerca la mamma, che si nasconde pur volendo un bene grande a suo figlio. Si nasconde per godere nel vedere l'ansia con cui la cerca e, da quest'ansia, misurare il suo affetto. Cercatemi così ed Io vedrò l'amore che mi portate. Cercatemi con l'ansia con cui a volte cercate un oggetto prezioso smarrito. Io mi farò conoscere. Vi voglio dare un modo pratico per cercarmi nelle letture sacre. Domandatevi, alla fine di ogni lettura biblica: «Che cosa m'insegna il Signore? Che profitto ne devo trarre?». Non avverrà che vi troviate disillusi per le interpretazioni erronee che possono essere state date o che si danno alla Parola di Dio. Ne avrete ricavato ciò che è bene per voi, ed è quello che più conta. Vi benedico, figli. Quando desiderate sapere dove si trovano i vostri cari, che vi hanno preceduto, esprimete un desiderio santo. Vorrei però che vi domandaste: «Vorrei vivere come hanno vissuto loro?». Se il loro esempio vi ha edificato, ringraziate Dio e siate degni di loro. Se disgraziatamente non hanno vissuto bene, raccomandateli alla misericordia divina e cercate di essere migliori di loro. Tutto viene soppesato; ma la cosa più importante è quella di aver ascoltato Mosè ed i profeti, cioè di aver osservato i comandamenti ed essere rimasti con la Chiesa. Benedico tutti e vi racchiudo nel mio cuore ardente d'amore.

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