Vedevo lungo i secoli

 


23 novembre 1972.

Figli miei, sia pace a voi e grazia! Sono qui a raccogliere quella riparazione che giustamente avete voluto far passare per le mani di Maria. Grazie, figli. Di tutto sarete ampiamente ricompensati da Me, poiché non è solo un bicchier d'acqua che voi date ad un assetato, ma è un calice traboccante d'amore, qual è il cuore di mia Mamma, che voi mi offrite e in cui sono racchiusi, secondo il vostro desiderio, i cuori vostri. Ascoltatemi bene, figli. Voi avete sentito che nella mia vita mortale qualche volta Io piansi. Volevo mostrarvi con le mie lacrime quanto dolore provavo alla vista delle miserie umane e farvi capire quanto era preziosa per Me l'amicizia, quando la morte di una persona cara mi strappava le lacrime. Volevo anche farvi capire l'intensità della mia sofferenza come uomo e come sia naturale piangere quando il dolore stringe il cuore come in una morsa. Oggi però voglio farvi riflettere sul valore delle mie lacrime sparse sulle rovine di Gerusalemme. Essa era la città santa del mio popolo, nella quale si custodiva il tempio che Salomone aveva fatto costruire con fede e devozione. In questo tempio, che racchiudeva le Tavole della Legge e che era come la casa di Dio, il popolo si radunava, offriva sacrifici e recitava i salmi a lode di Dio. Io, guardando nel tempo, vedevo la distruzione di Gerusalemme e del tempio santo, e una grande tristezza mi riempiva il cuore così da farmi versare lacrime amarissime. Ma tutto ciò era anche figura di quel che avviene nel campo dello spirito. Ogni anima è la mia città santa; in essa, come in un tempio sacro, è l'abitazione del Divino Ospite delle anime, lo Spirito Santo. E ogni grazia, come già l'oro nel tempio di Salomone, fu versata a profusione per arricchire questa celeste dimora. Dalla nascita fino alla morte è un prodigarsi di Dio per abbellire ed arricchire l'anima e per far crescere quelle virtù cristiane che assicurano ad ognuno la felicità. Ma ecco che, come il ladro durante la notte, il demonio ha distrutto in molti miei figli tutto ciò che vi era di più bello e di più pregiato... come del tempio di Gerusalemme, non è rimasta pietra su pietra. È la rovina più completa a cui hanno acconsentito le anime stesse. Avviene qualche volta che il nemico si introduca nell'accampamento avversario, o il ladro in una casa, ma lo fanno di soppiatto, mentre i soldati o il padrone di casa dormono; ma ciò che più mi dispiace è questo: i miei figli hanno spalancato le porte al nemico dell'anima loro e hanno permesso e voluto la loro rovina. Così, voi vedete persone che camminano per le vie del mondo e vivono nelle vostre case, che sono come cadaveri ambulanti. L'anima è la parte spirituale dell'uomo, per cui egli vive, intende ed è libero. Con il peccato è entrata la morte: non si ode più la voce di Dio e si diventa schiavi di Satana. E così ad una vita serena e felice con Dio, si preferisce vivere come morti in schiavitù. Ecco il primo significato del pianto sulla mia Gerusalemme, l'anima. Ma un'altra tristezza mi riempiva il cuore. Guardavo lungo i secoli e vedevo la mia Chiesa perseguitata e martoriata. Vedevo figli prediletti apostatare accanto a coloro che spontaneamente davano la vita per testimoniare la loro fede. Da duemila anni la mia celeste Gerusalemme (celeste perché fondata dal Figlio di Dio), la Chiesa, fu, è, e sarà sempre combattuta, devastata, martoriata. L'errore s'insinuerà come la zizzania nel campo di grano, per mano del demonio e dei suoi satelliti per fare strage della verità. Ogni epoca ha i suoi martiri, ogni secolo i suoi errori. Ed ora più che mai la desolazione ferisce il cuore della Chiesa e del vostro Gesù. Si negano le verità eterne, si mettono in dubbio col Vangelo, il Credo, i Comandamenti e le leggi della morale, non solo cattolica ma universale; quella morale che Dio ha infuso nell'anima di ogni uomo, viene soffocata e conculcata. Così ancora vi è desolazione e dolore perché alla verità si sostituisce l'errore a cui si spalancano le porte. La mia veste inconsutile, che i soldati non vollero dividere dopo la mia morte, ma che lasciarono intatta e che tirarono a sorte, rappresentava la verità, che oggi viene barbaramente e inconsciamente fatta a pezzi. Ancora nel Sacramento dell'altare, come già nell'orto del Getsemani, Io agonizzo e soffro, non per Me stesso, ma per il danno che ne viene ai miei figli. Siete qui per riparare ed Io vi ringrazio. Vorrei potervi dire che anche le vostre preghiere contribuiranno al trionfo della Chiesa, mia dolce Sposa. Vorrei potervi assicurare che le anime che attualmente sono preda del demonio saranno liberate. Ma occorre che tutti i buoni si uniscano in un incessante ricorso a Dio e che la preghiera non cessi mai. Occorre che i buoni non si lascino mai vincere dal rispetto umano e che difendano la verità. Figli, ancora vi dico grazie. Non vergognatevi di piangere con Me sulla distruzione della mia Gerusalemme. Un'altra patria, un altro tempio, un'altra città vi attende: la Città eterna, il Tempio di Dio, il Cielo. Vi benedico tutti e vi amo.

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