Con Maria sulla via della croce
30 novembre 1972.
Figli diletti, apostoli del mio amore, eccomi tra voi! Vi rivolgo in questo momento lo stesso invito che feci ai miei apostoli: «Vieni e seguimi!». Così dissi ad Andrea, a Simone, a Giacomo, a Giovanni e agli altri ancora; ed essi, lasciando tutto ciò che formava il tesoro dei loro cuori, mi seguirono prontamente. Il rispondere prontamente ad una chiamata assicura la buona riuscita dell'opera. Voi pure avete risposto il vostro «sì» e siete venuti qui ai piedi della Mamma, avete offerto i vostri cuori e vi siete dati come parola d'ordine: «Amiamola, amiamoci». Questo è un passo molto importante, ma chi ama Maria non può rimanere inerte. Come Ella mi venne incontro sulla via del Calvario, così là, con Lei, desidero incontrare tutti quei miei figli che la amano e che mi amano. Figli, non c'è strada più semplice e più facile per arrivare a Me e per arrivare al Cielo che quella di seguirmi abbracciando con Me la croce per amore. Vi sono molte anime che temono di incontrarmi perché aborriscono la croce. Dimenticano che è simbolo di redenzione, di forza e di salvezza nell'amore. Temono d'incontrarmi perché sanno che il dono più pregiato che Io faccio agli amici è il dolore. Se quelli che Io invito a seguirmi rispondessero con prontezza, troverebbero sulla propria strada tante grazie non comuni per cui la sofferenza diventerebbe una gioia. Molti temono di incontrarmi. Mi temono gli empi, perché il mio sguardo li farebbe rientrare in se stessi e dovrebbero cambiar vita. Mi temono i tiepidi, i quali vivono tranquilli nella loro mediocrità che non permette loro di sollevarsi un palmo da terra. È come una malattia grave la tiepidezza. Queste anime né fredde né calde, prive di entusiasmo e di amore, sono come quegli anziani che si trascinano per la via, incapaci di elevare la loro testa in alto. Mi temono i buoni, cui lo spauracchio del dolore fa temere di non aver la forza di sopportarlo. Così, mentre gli uomini si dibattono nella morsa del dolore, sono tutti infelici, perché la mancanza di prontezza e di generosità nel rispondere alla chiamata, lascia mancare ad essi l'olio della lampada, ossia le grazie attuali. Figli, ad ognuno di voi Io, il vostro Gesù, mi presento. Sono il trionfatore del dolore e della morte e ad ognuno presento il mio emblema: la croce. Non è diversa da quella che già avete e vi pesa sul cuore, ma Io desidero che con sincero amore mi diciate: «Accettiamo con gioia quella croce che possediamo poiché Tu ce l'hai data». La gioia del dolore è santità. È questa libera accettazione del dolore che vi dà le ali. Voi amate la mia Mamma ed ella si presenta a voi come la tutta pura, ma anche come l'Addolorata e tale sarà fin che l'ultimo suo figlio vivente sulla terra esali l'ultimo respiro e finché il purgatorio sia finalmente vuoto. E come volete voi essere privati della croce, mentre tante macchie hanno abbruttito il mio volto che col battesimo era in voi tanto splendente? Forse che il dolore è solamente per gli innocenti, per i puri, o non devono tutti pagare questo tributo a Dio? Orsù, figli, a tutti ed a ciascuno rivolgo un appello: Non temete il vostro Gesù che si avvicina a voi! Io spalancai le braccia ed andai incontro al carnefice che mi porgeva la croce. La vostra è una piccola cosa in confronto alla mia. Sappiate valorizzarla. Non vedete quanti infelici vi tendono le braccia invocando aiuto? Sono poveri, sono afflitti, sono peccatori, sono increduli, sono malati, sono disperati, sono tutte anime che aspettano da voi quella goccia di sangue, vostro dono d'amore. Se lo unite al mio, il vostro dono, diventerà di valore infinito: accettatelo ed offritelo con gioia. Il Cireneo mi aiutò a portare la croce perché lo costrinsero. Io non vi costringo, ma ho bisogno di tanti Cirenei. Non fate pesare sugli altri le vostre sofferenze, sappiate amare e gioire di poter con esse dare sollievo a Me, conforto a tutti. Voi avete un proverbio che vale un grano di sapienza: «Le cose fatte per forza valgono una scorza». Vale poco o nulla quella accettazione passiva delle croci. È la serenità che le rende leggere. Mamme, figlie, non vi è proibito piangere; ma piangendo ditemi che volete amarmi ed amare i vostri cari a cui volete dare la vostra fede e il vostro aiuto. Giovani, giovanette, bambini, venite al mio seguito. Amatemi, aiutatemi e se i dolori della vita non hanno ancora reso pesante la vostra esistenza, sappiate offrire mortificazioni volontarie. Saranno come quel lino bianco e fine che la Veronica adoperò per asciugarmi il volto. Vedete i mondani a quanti sacrifici si sottopongono per far piacere al mondo e al demonio. Credete voi che i digiuni che molti s'impongono per dimagrire saprebbero imporseli i buoni? E quei sacrifici a cui si sottomettono per curare la bellezza del corpo, credete voi che li farebbero i buoni per amore di Dio? Siate generosi, figli. Voi, che siete figli della luce, siatelo almeno quanto lo sono i figli delle tenebre nel fare il male. Così vi avviate a celebrare l'Avvento che disporrà i vostri cuori alla mia venuta. Così vi preparerete alla festa del candore, la festa della mia Mamma Immacolata. Vi benedico, figli miei, e vi abbraccio dicendovi con accorato desiderio: «Volete seguirmi per le vie del mondo, dando testimonianza di Me?». Arrivederci, figli!

Commenti
Posta un commento