Ho bisogno di tutti

 


26 settembre 1978

Sono Gesù bambino. Sono venuto a rallegrare il vostro raduno e a dirvi tutto il mio amore. E voglio insieme dirvi il mio desiderio che voi mi imitiate in una piccola, grande cosa.

Guardatemi: sono in una culla, con le braccia aperte; io, il figlio di Dio fatto uomo, nel cui nome tutte le cose furono create, sono qui che ho bisogno di tutti.

Ho avuto bisogno di tutti durante la mia vita mortale, di tutti: non solo di una mamma che mi nutrisse, mi lavasse e che mi accudisse come ogni mamma fa con il suo neonato. Non diversamente da ogni altro uomo, benché figlio di Dio, ebbi bisogno di tutte le persone che mi stavano intorno.

Fratelli miei, questa è la lezione che dovete trarre: nessuno al mondo è autosufficiente, tutti avete bisogno di tutti, e perciò tutti, con umiltà, dovete cercare collaborazione.

Certo, è un atto di umiltà, quello di chiedere aiuto e, molte volte, voi vorreste farne veramente a meno e preferireste arrivare a tutto da soli. Ma al Signore è molto caro che voi sentiate bisogno degli altri. È anche un atto di fiducia, che voi compite verso coloro che vi circondano, chiedere la loro collaborazione.

Qualche volta sapreste fare meglio voi le cose degli altri, ma io ho piacere che voi chiediate aiuto, perché quelle persone che, su vostra sollecitazione, si prestano, lo fanno con amore, con entusiasmo e si sentono in tal modo utili alla famiglia, alla comunità, al mondo.

Questo chiedere aiuto serve a rafforzare i vincoli di amicizia, i legami familiari, e, anche, a dare a ciascuno un compito da assolvere. Tutti hanno doveri da compiere, tutti quanti. Ognuno deve compiere quanto gli compete; però, poi, in ogni mansione cui si è tenuti c'è una parte che può richiedere collaborazione.

Credete voi che al Figlio di Dio sarebbe mancata la possibilità di nutrirsi da sè? No, certo; ma quella mamma che mi stava vicino, con quanto amore mi ha nutrito! Quanta gioia in quei momenti in cui lei mi offriva, ed io accettavo, il suo dono d'amore!

Mamme, i vostri figli aspettano da voi un nutrimento, qualche volta materiale, qualche volta spirituale: datelo con amore, ed accettate il loro contributo, il loro sorriso, la loro gratitudine, come un ricambio d'amore.

Tutto ciò che avviene nella famiglia può essere trasformato, tutto può assumere un valore spirituale. Le opere di misericordia, che molti vanno compiendo fuori casa, ogni mamma le può compiere in casa propria.

Forse non avete più bambini piccoli come me: sono diventati grandi. Ci sono camicie da stirare, calzoni da aggiustare, c'è da fare tutto ciò che l'ordine, la pulizia, la regola esigono: fatelo con amore!

La Mamma vestiva me, bambino, e voi potete vestire i vostri «Gesù bambino» in casa vostra. Non sono più piccoli? Sono forse cattivi? Non importa. In loro è presente Dio, sono presente io, magari in uno stato di sofferenza, come Gesù agonizzante, come Gesù crocifisso, e voi, servendo loro, servite me: fatelo con amore!

Possono cambiare molte cose nelle famiglie, quando queste prestazioni sono fatte con amore. E quello che dico alle mamme, lo dico a tutti, perché anche gli uomini devono collaborare, rendersi utili. Nessuno, per quanto grande, è autosufficiente; tutti, di volta in volta, danno o ricevono collaborazione.

C'era, presente nella mia casa, Giuseppe, il padre putativo; non vi dico quanto è stata utile la sua presenza! Non solo per il lavoro, cui accudiva con tanto amore e di cui mi fu maestro dalla mia infanzia, ma per tutti quei favori che faceva alla dolce Madre mia, per quella collaborazione che aveva con Maria, la sua dolce sposa.

Vorrei proprio che fossero qui tutti gli sposi del mondo, per insegnar loro ad avere la stessa generosità con cui egli prestò l'opera di amore e di collaborazione alla sposa, in favore di me bambino.

Non mi voglio dilungare. Vi dico soltanto: siate buoni! A chi vuole aiutarvi, aprite il cuore e sorridete, dicendo: «Sì, aiutami». Quando volete che le cose riescano meglio, siate voi stessi a dire: «Vuoi aiutarmi?». Io sarò felice di vedervi attorno alla mia culla come i pastori, come la Mamma, come Giuseppe, tutti intenti a vedere quali sono le mie necessità.

L'umiltà, esercitata nel chiedere l'altrui collaborazione, varrà molto di più che l'essere riusciti a fare da soli, ricordatelo bene. E se avete la fortuna di avere dei giovani accanto a voi, figli o nipoti, fateli lavorare! Dite loro: «Abbiamo bisogno di voi. Per noi passano gli anni e siamo incamminati verso il traguardo».

Forse voi vi sentite ancora in piene forze, ma occorre che essi, seguendo la vostra strada, vi sostituiscano.

Chiedete collaborazione. Non siate di quelle mamme che vogliono far tutto, perché pensano di fare meglio. Lasciate campo ai giovani. Perderete un po' di tempo nell'insegnare, ma poi avrete molte soddisfazioni, perché in questi giovani, che molte volte sono esuberanti e che, pur avendo desiderio di fare, spesso si trovano preclusa la strada, si prepara l'avvenire della vostra famiglia, della società, della Chiesa.

Aprite la strada ai giovani. Indirizzateli bene, fateli vostri collaboratori, perché continuino la vostra opera, sia in campo materiale che in quello spirituale.

La gloria delle famiglie è questa: che le nuove generazioni portino avanti onorato il nome dei genitori e sappiano compiere quelle opere a cui i genitori hanno dato inizio e che desiderano veder fiorire.

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