Siate strumenti della provvidenza divina


 

1 giugno 1972

Figli miei, eccomi qui con voi, come uno di voi a supplicare il Padre. Sono il vostro Gesù di misericordia infinita, sono il Pane vivo disceso dal Cielo per essere il nutrimento, il conforto, l'amico, il fratello dei miei figli. Sono qui con una presenza reale. Sono qui per invitarvi ancora, come feci con i miei apostoli, a cibarvi ogni giorno delle mie carni.

Vi ripeto perciò con tutto il desiderio del cuore e con la forza della mia volontà: «Prendete e mangiate il mio corpo». L'anima come il corpo hanno bisogno di alimento per vivere. Io nutro le anime di Me. In certi casi faccio vivere anche i corpi con la sola comunione. Ma in via normale, il mio corpo, il mio sangue, la mia anima unita alla mia divinità, danno alle anime quella forza, quella vitalità, quell'energia spirituale che le immunizza nelle tentazioni, le aiuta ad affrontare le difficoltà e le rende sante.

Il cibo che dono è sostanzioso e va accolto con fede e con l'anima pura. Ho indicato questo desiderio nell'istituzione dell'Eucaristia quando volli che gli apostoli si lasciassero lavare i piedi e Pietro diede l'esempio di grande fede quando mi chiese di esser lavato per intero piuttosto che non aver parte con Me alla cena.

Benedetto dunque il Pane che Io vi dono, che è la mia carne, e felici coloro che si assidono al mio banchetto spinti da una fede ferma nelle mie parole e con l'anima pura.

Figli, Dio ha sempre provveduto ai bisogni di tutti gli uomini, essendo Egli Provvidenza infinita, e sempre provvederà a tutti, Lui che ha cura degli uccelli e dei pesci e che veste i gigli del campo di quello splendore di bellezza che nemmeno Salomone possedette nel suo regno e con tutta la sua gloria. Ma quel Dio che tutto può, vuole che a Lui gli uomini si rivolgano per chiedere il suo aiuto e i suoi doni.

Vi meravigliate qualche volta di vedere gli avvenimenti e le cose di casa vostra guidati così bene tanto da sembrare che una mano invisibile diriga tutto. Ebbene, se ogni uomo avesse tanta fede e ricorresse a Dio con semplicità e con fiducia, vedrebbe tutte le difficoltà appianate e, ve lo assicuro, nessuno mancherebbe del necessario.

Vi sono però alcuni popoli lontani da voi che giacciono nella miseria.

Anche se il Signore interviene donando a questi figli doni di altro genere ed aiuti spirituali che permettono ad essi di non disperarsi, il vostro Dio che ama voi ed essi allo stesso modo, desidera che voi diventiate strumenti della sua Provvidenza. Sarà con la preghiera o con l'opera; sarà privandovi di qualche cosa o facendo dono della vostra vita e mettendola al suo servizio. Tutti potete fare qualche cosa perché la Provvidenza possa raggiungere tutti.

Al popolo ebreo, che per quarant'anni andò errando nel deserto prima di entrare nella terra promessa, venne a mancare il cibo. Il Signore, pregato da Mosè, fece piovere dal cielo la manna, alimento prezioso e completo (che divenne poi simbolo dell'Eucaristia), di cui gli ebrei poterono saziarsi fino a stancarsene.

Voi potete essere altrettanti Mosè che supplicano il Padre perché venga in aiuto a tutti i bisognosi.

Ma anche accanto a voi, nelle vostre famiglie, vi sono figli o padri o madri che hanno a noia la Manna celeste e preferiscono lasciar morire di fame la propria anima anziché cibarsene.

Dovete essere ancora i Mosè che impetrano non tanto il cibo quanto l'appetito.

Quando avvicinandosi il giorno del mio martirio Io parlai ai discepoli del cibo divino che avrei dato loro, la mia carne e il mio sangue, alcuni di essi si allontanarono dicendo che il mio linguaggio era oscuro.

Dopo duemila anni è ancora così. Non bastano i miracoli, le rivelazioni e le prove d'amore. Il mio linguaggio è ancora oscuro per molti miei figli che ripetono come il popolo ebreo: «Preferiamo le cipolle d'Egitto a questo cibo». Figli, ponete attenzione alle mie parole: «Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non avrà la vita eterna».

Ecco perché dovete rinnovare i vostri propositi e ravvivare la vostra fede. Quando l'Arcangelo Gabriele fu mandato a Maria nella casetta di Nazareth e dopo che Maria ebbe aderito alla volontà di Dio, avvenne un grande miracolo: Io, il Verbo di Dio, mi feci carne nel suo seno.

Ma lo stesso miracolo si moltiplica ogni giorno, su ogni altare, dove un sacerdote pronuncia le parole dell'ultima cena. Lo stesso miracolo avviene ed ancora «il Verbo si fa carne ed abita in mezzo a voi».

Si fa carne per darvi la prova più tangibile del suo amore. Per dirvi che Egli desidera immedesimarsi con voi per farvi vivere della sua vita. Il Verbo è il Figlio di Dio incarnato, che ad ogni uomo vuol dare la forza di vivere quaggiù in mezzo alle difficoltà e la fede necessaria per meritare con le opere la vita futura ed eterna.

Il pegno della vita eterna è l'Eucaristia. Ad essa accorrete, con desiderio tanto grande quanto è grande il mio di unirmi a voi. Quando siete nell'angoscia e nella necessità ricorrete a Me, come Intermediario: parlate con la mia Parola, che è quella del Padre, e vedrete che con la Messa tutto vi sarà accordato.

Figli miei, vi benedico mentre vi aspetto al più presto per stringere con voi un patto d'amore nella comunione. La promessa dei primi nove venerdì del mese è sempre di attualità ed Io lo confermo: chi vorrà onorarmi con questa devozione, salverà la propria anima e potrà applicarla anche ad altre persone care, chiedendo per esse la salvezza.

Figli, vi benedico e vi attendo in questa oasi di pace per donarvi le mie grazie e i miei favori.

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