Sono venuto a salvare ciò che era perduto


10 gennaio 1974

Figli diletti, sia pace a voi ed ogni bene! Sono Gesù, vostro Redentore. Sono qui tra voi a esprimere i miei desideri e a darvi alcuni chiarimenti.

Quando vissi nel mondo, operai i miracoli più strepitosi, senza che per questo la fede della mia gente aumentasse. Nemmeno coloro che avevo scelto, perché fossero i continuatori della mia missione, mi capivano. Ne avete avuto una prova durante la mia passione, quando gli apostoli fuggirono e gli altri gridarono il "crucifige".

Ma anche oggi, dopo duemila anni, non si capisce la mia missione. Si chiedono miracoli e grazie, perché si vuol star bene al mondo e non si pensa che, se sono venuto sulla terra, fu solo per salvare ciò che era perduto e i miracoli furono e sono solamente i mezzi per raggiungere un fine superiore, quello della salvezza delle anime. Quando si vorrà credere e capire tutto questo?

Avete sentito il racconto evangelico della moltiplicazione dei pani: con quel miracolo, oltre che a sfamare coloro che mi seguivano, volevo significare un altro Pane, la mia Carne che, nell'Eucaristia, sarebbe divenuta nutrimento delle anime. Anche gli apostoli non capivano nulla. Quando, dopo una notte passata in preghiera, mi mostrai loro camminando sulle acque, mi scambiarono per un fantasma e dubitarono di Me, tanto che Pietro mi chiese un altro miracolo a conferma dei precedenti.

È sempre così. I miracoli non aumentano la fede. Gli uomini sono insaziabili di novità e dimenticano presto ciò che ricevono.

Molte volte fate così anche voi. Buona parte del vostro cammino è stato seminato di grazie non indifferenti. Qualche volta siete scampati dalla morte, altre volte da pericoli materiali; ma quante più grazie per la vostra vita spirituale! Eppure, se vi sopraggiunge una croce, dimenticate tutto ciò che avete ricevuto nell'ordine della natura e in quello della grazia e supplicate la Vergine, i santi e Dio stesso, perché ve ne liberino.

Non così mi sono comportato Io davanti alla croce che mi attendeva e su cui sarei stato inchiodato per amore vostro. Le sono andato incontro e l'ho abbracciata con infinito desiderio di salvarvi. Eppure su quella croce vi erano tutti i vostri peccati che dovevo espiare con una morte atroce. Figli miei, quanti meriti vi lasciate sfuggire, quante anime potreste aiutare a redimersi, se sapeste far tesoro delle vostre pene!

So bene che alla natura umana ripugna soffrire, ma nessuno va esente da piccole o grandi pene, che il Signore permette a misura delle vostre forze, e il ribellarvisi non fa che aggravare i vostri mali.

Provate a pensare con più fede, con maggior certezza a ciò che vi attende. Se doveste vivere centinaia di anni, sarebbe forse più giustificata la vostra ansia di star bene; ma non vedete quant'è breve la vita in questo mondo? E non vi è un'altra moneta per pagare l'eternità che questa: fare quotidianamente la santa volontà di Dio.

Voi chiedete miracoli e grazie, e non vi accorgete che il miracolo più grande è quello di essere perseveranti nella fede fino all'ultimo momento della vita. Non vedete da quanti pericoli siete circondati! Nessuno è sicuro di se stesso. Non succede a volte che dopo un periodo di fervore, che vi sembrava intramontabile, proviate desolazione, sconforto, addirittura nausea del bene, come se, ad un tratto, vi fosse entrato nella mente e nel cuore il dubbio più tremendo?

Figli miei, nessuno può esser certo di salvarsi. Ecco perché l'ansia che divora il mio cuore deve essere pure la vostra. Salvare l'anima: ecco il miracolo che dovete chiedere per voi, i vostri cari e per tutti gli uomini.

Vi sono alcuni che sorridono se dico loro che faccio dono dell'insonnia e c’è chi chiede invece di poter dormire. Eppure se conosceste il valore della preghiera notturna, fatta per ottenere la salvezza di coloro che durante la notte peccano e muoiono, come mi ringraziereste per questa piccola pena che può rivelarsi un grande dono!

C’è chi piange perché i parenti negano ad essi la carità del loro affetto. Se queste persone pensassero quanto potrebbero impreziosire questa sofferenza unendola alla mia! I miei figli ribelli, ingrati, infedeli, aumentano sempre più: a milioni e milioni mi negano e mi maltrattano.

Se fossero coloro che sono nati in paesi dove ancora non si e fatta viva la vera fede, sarebbe ancora comprensibile la ribellione. E invece sono spesso quei figli prediletti che Io ho beneficato in modo generoso e che ho ricolmato delle mie grazie ad abbandonarmi, trascinando altri al male e alla perdizione.

Mamme, fatemi dono della vostra sofferenza, elevatela, unitela alla mia di Prigioniero così spesso dimenticato nella SS. Eucaristia e vi sarà meno pesante il vostro abbandono. Fate d'ogni piccola cosa una grande offerta. Quando lo sfacelo della morte vi farà sentire prossima la fine, vi riempirò il cuore di dolcezza infinita, ricambiando così i doni d'amore che mi avrete fatto lungo la vostra vita.

Vi amo, figli diletti, e questo amore desidero dimostrarvelo mille e mille volte, non già nell'accondiscendere alla vostra volontà che brama solo cose da poco, ma facendovi gustare le gioie di una vita spirituale intensa, presaga del paradiso.

Benedico voi, le vostre famiglie, le vostre parrocchie e tutta la Chiesa.

Ogni vostro ritorno qui segni un passo in avanti nella virtù e nel bene.


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